Come valutare la qualità dell’execution: 7 indicatori oltre lo spread
Uno spread competitivo attira l’attenzione, ma non racconta quanto costa davvero trasformare un ordine in una posizione eseguita. Per giudicare l’execution servono dati, contesto e confronti omogenei.
La qualità dell’execution non coincide semplicemente con la velocità. Il quadro europeo sulla best execution considera insieme prezzo, costi, rapidità, probabilità di esecuzione e regolamento, dimensione e natura dell’ordine.[1] Per un trader, il principio può essere tradotto in una domanda concreta: il risultato ottenuto è coerente, misurabile e ripetibile nelle condizioni in cui opero?
1. Slippage: guarda la distribuzione, non soltanto la media
Lo slippage è la differenza tra il prezzo disponibile o richiesto quando l’ordine viene inviato e quello al quale viene effettivamente eseguito. Una media mensile può nascondere molto: è utile separare slippage positivo, negativo e nullo, distinguendo strumento, fascia oraria, direzione, dimensione e tipo di ordine.
Una valutazione seria considera anche mediana, percentili e valori estremi. Due setup con la stessa media possono comportarsi in modo molto diverso quando aumenta la volatilità.
2. Fill rate e rifiuti
Un prezzo teoricamente eccellente ha poco valore se una quota rilevante degli ordini non viene eseguita. Occorre misurare quanti ordini ricevono un fill completo, quanti vengono eseguiti parzialmente e quanti vengono rifiutati, insieme alle relative motivazioni.
Il dato va letto rispetto alla liquidità disponibile e alla dimensione del ticket: confrontare un ordine piccolo su una major con un ordine elevato in una fase illiquida porterebbe a conclusioni sbagliate.
3. Latenza end-to-end
Il tempo totale dovrebbe essere osservato dalla trasmissione dell’ordine fino alla conferma del fill. La latenza può dipendere da più componenti: connessione del cliente, distanza dal server, piattaforma, infrastruttura di routing e venue di esecuzione.
Per questo un singolo numero non basta. È più utile rilevare valori mediani e picchi, verificando soprattutto la stabilità nel tempo e durante le fasi di mercato più intense.
4. Prezzo ottenuto e price improvement
Non tutto lo slippage è necessariamente negativo. Un processo simmetrico può restituire anche esecuzioni migliori rispetto al prezzo osservato al momento dell’invio. La presenza e la frequenza del price improvement aiutano a capire come viene gestito il flusso.
Il confronto deve utilizzare timestamp sincronizzati e una fonte di prezzo coerente: in caso contrario si rischia di attribuire all’execution differenze generate dai dati o dall’orologio del sistema.
5. Costo totale dell’operazione
Spread, commissione, slippage, costi di finanziamento e impatto di mercato concorrono al risultato. Lo spread minimo pubblicizzato non rappresenta necessariamente lo spread effettivamente disponibile per il volume e negli orari in cui opera la strategia.
6. Comportamento durante volatilità e scarsa liquidità
I dati raccolti in condizioni normali raccontano solo una parte della storia. Aperture di mercato, pubblicazioni macroeconomiche, rollover e gap possono modificare profondità, spread e probabilità di esecuzione. Non è realistico aspettarsi le stesse condizioni, ma è ragionevole valutarne coerenza e trasparenza.
Conviene quindi separare le operazioni eseguite in finestre di stress e confrontare slippage, latenza e rejection rate con quelli delle sessioni ordinarie.
7. Trasparenza del modello di esecuzione
La documentazione dovrebbe spiegare in modo comprensibile dove e come possono essere eseguiti gli ordini, quali fattori determinano la scelta e come vengono gestiti eventuali conflitti. Nell’Unione europea, la disciplina MiFID II richiede alle imprese di adottare una policy di esecuzione, monitorarne l’efficacia e fornire informazioni appropriate ai clienti.[1]
Questo non significa che esista una venue sempre migliore per ogni ordine: significa che il processo deve essere strutturato, verificabile e coerente con la tipologia del cliente e dello strumento. Nel 2025 ESMA ha inoltre pubblicato il proprio rapporto finale sui criteri con cui le imprese devono definire e valutare l’efficacia delle policy di esecuzione.[2]
Un metodo semplice per fare un confronto
- Raccogli un campione sufficientemente ampio di operazioni reali o di test.
- Registra orario di invio, conferma e fill, prezzo richiesto ed eseguito, quantità, ordine, strumento e motivo degli eventuali rifiuti.
- Segmenta i dati per sessione, size e volatilità.
- Confronta setup omogenei, evitando periodi e strategie differenti.
- Valuta insieme costo totale, stabilità e probabilità di esecuzione.
La conclusione
La migliore execution non è necessariamente quella con il numero più basso in una tabella promozionale. È quella che produce il risultato complessivo più adatto all’ordine e rimane osservabile nel tempo. Prima di cambiare broker, piattaforma o infrastruttura, stabilisci quindi quali metriche contano davvero per la tua strategia e come le misurerai.
Fonti
- ESMA — MiFID II, articolo 27: obbligo di eseguire gli ordini alle condizioni più favorevoli. Testo ufficiale sui fattori di best execution, sulla policy e sul monitoraggio.
- ESMA — Final report sulle policy di esecuzione, 10 aprile 2025. Criteri per definire le policy e valutarne l’efficacia.
- EUR-Lex — Direttiva 2014/65/UE (MiFID II). Testo ufficiale completo della direttiva.
